Monumenti e lapidi

Dettaglio immagine

Ente competente:
Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
Definizione del bene:
monumento ai caduti, a stele
Luogo:
Lombardia, Veddasca (VA), Piazza del Pumee
Data:
sec. XX | 1974
Autore:
scultore: Galletti Giorgio, 1934-
Materia e tecnica:
bronzo/ fusione; marmo; pietra
Misure:
cm 350x420x310;
Soggetto:
figura di soldato
Descrizione del bene:
Monumento dedicato ai caduti della prima e della seconda guerra mondiale; compare la lista dei caduti. Nella parte frontale, poggiante su un basamento, è presente una scultura in bronzo raffigurante un soldato a torso nudo che tiene tra le mani una catena spezzata, simbolo della libertà conquistata. Lo spazio attorno al monumento ai caduti è delimitato da quattro pilastrini angolari collegati tra loro da catene in ferro.
Descrizione iconografica:
Figure maschili: soldato. Oggetti: catena.
Trascrizione:
lato anteriore, in basso al centro: LOZZO/ AI SUOI/ CADUTI
lato anteriore, in basso, lastra di sinistra: SERG. ALP. CATENAZZI GIOVANNI/ “ “ LOTTI RICCARDO/ CAP. M. CATENAZZI PIETRO/ FU VINCENZO/ SOLD. BERS. “ ALFREDO/ “ ALF. “ AMBROGIO/ “ “ PIETRO FU CESARE/ “ FAN. “ CESARE/ “ “ “ CARLO/ “ CAVAL. “ ARTURO
lato anteriore, in basso, lastra di destra: SOLD. ALP. LOTTI GIOVANNI/ “ “ “ LUIGI/ “ FANT. “ PIETRO/ “ “ NOSETTI CARLO/ “ ARD. “ ISAIA/ “ FAN. CAPPUCCI CAMILLO/ “ DELLEA GIOVANNI/ “ ALP. CATENAZZI ELISEO
sullo scarpone destro del soldato: GALLETTI/ 74
Notizie storico-critiche:
Giorgio Galletti è nato a Desio, in provincia di Milano, il 21 Novembre 1934. Figlio d'arte, il padre era capo marmista del Duomo di Milano, inizia la sua preparazione artistica nel 1948 presso di lui, apprendendo tutti i segreti della scultura indispensabili ad un buon artista. I suoi primi lavori, eseguiti nella bottega del padre, sono notati dallo scultore Malerba, che capisce immediatamente le doti del ragazzo e suggerisce al padre - che sarà favorevole - di iscrivere Giorgio all'Accademia di Brera. La passione per l'arte coinvolge totalmente il ragazzo. Nel frattempo alla scuola del Duomo di Milano segue l'insegnamento dello scultore Malerba e completa gli studi all'Accademia di Brera con Marchini, Soli, Paiella. A Monza frequenta Monfrini. Nel 1955 conosce il grande scultore Francesco Messina, del quale diventa collaboratore ed amico. Francesco Messina gli offre la possibilità di arricchirsi e completarsi in un'arte nella quale la ricerca della perfezione dura tutta una vita. Agli inizi degli anni Sessanta decide di continuare in proprio l'attività dello scultore per vivere le sue opere dal di dentro, analizzandole e creandole con la finalità di un messaggio spirituale umano. Delle più significative opere ricordiamo il monumento ai caduti a Cunardo e quello all'alpino a Tradate, il monumento a Giovanni Paolo II nel Santuario della Madonna di Czestochowa in Dozio, il portale in bronzo nella chiesa di San Eusebio a Sesona di Vergiate, un altro monumento ai caduti a Castiglione Olona. Lavora per chiese, per piazze, per cimiteri; nel 1983 esegue un altorilievo in marmo di Candoglia per il Duomo di Monza con S.S. Papa Giovanni Paolo II. Nel 1993 realizza una statua in bronzo (h. 2,40 metri) dello stesso pontefice, posta al centro di Varsavia sul sagrato della basilica di "Tutti Santi". La linea della sua evoluzione è netta, spirituale e nello stesso tempo monumentale: senza mai imbavagliare la realtà dei grandi scultori del passato e demolire l'arte autentica, procedendo con armonia e buon gusto e manificando la vita con l'animo, il cuore ed il cervello di un artista. La creta plastica e vigorosa sotto le sue mani fa rivivere i soggetti religiosi, le maternità, i nudi femminili, le ballerine, i ritratti dei bimbi, i cavalli. Dove lo stile, come scrisse nel lontano 1938 Giorgio De Chirico di Messina, "non salta fuori prepotente ed inutile per importi uno stato d'animo in cui la sincerità e l'origine sono molto dubbie, come avviene in tante sculture d'oggi, ma sta nascosto dietro le quinte dell'opera; di là, pieno di grazia e di belle intenzioni, ti ammicca discretamente, e dal suo nascondiglio tu lo senti animare la scultura poetica vita". Le sculture di Galletti non accusano, perciò, affronti umani di alcun genere: sono reali nel rapporto sensibile uomo-divinità; sono originalmente personali dove le sensazioni si fondano e sfumano filtrate da una avvincente luminosità e da qualcosa di sognante e di misterioso; convergono impressionisticamente e gestualmente l'incanto lirico sull'esistenza di ogni giorno. Non a caso le sue figure, spogliate del loro pesante involucro esterno, stabiliscono la chiarezza della ragione e della valenza del bello, riprendono la forma del passato senza decadenti nostalgie, si impadroniscono dell'equilibrio tra istanza interiore e realizzazione formale. Questo è un linguaggio fatto di rapporti e di energie che diventano istanze umane e Giorgio Galletti, pur nella coesistenza di forme diverse, non tradisce mai il rispetto e l'amore per il vero. Semmai trae da esso, alimentando un impegno capace di spiritualizzarsi, il vero senso della forma ed una migliore analisi. Opere del Maestro Giorgio Galletti, sono presenti in Collezioni Pubbliche, Piazze, Cattedrali, Musei e Collezioni private in tutto il mondo. (Giorgio Galletti: l'estetica del lavoro - Milano Regione Lombardia 2011).
Codice identificativo:
0303254314
Nome del file:
lapidi/SBSAE_MI_S27/D03254314.jpg