ARTICOLO - La cerimonia del Milite ignoto: le operazioni di esumazione delle salme

Articolo - Roma

Nel corso della Prima guerra mondiale l’assuefazione alle morti di massa che si consumano nelle trincee non fa venir meno la pietà dei soldati verso i propri commilitoni deceduti. Per tutto il conflitto, infatti, il rispetto per i caduti spinge le autorità militari a preservarne le spoglie seppellendoli in cimiteri vicino il fronte o in fosse comuni. Alla fine dei combattimenti i soldati che hanno perso la vita sui diversi fronti di guerra sono in totale oltre nove milioni.

 

Le tante vittime prodotte dall’immane conflitto generano sia in Italia sia nelle altre nazioni un dolore collettivo che sfocia nel culto dei caduti, i quali vengono presentati come dei nuovi martiri che hanno sacrificato la loro vita per la salvezza della famiglia e della Patria.

Tuttavia a guerra conclusa si pone lo spinoso problema delle centinaia di migliaia di soldati dispersi o morti senza nome. Per ricordare nel migliore dei modi questi combattenti non identificati, la cui individualità è stata annientata dai colpi delle nuove armi tecnologiche moderne, nasce l’idea di assumere il corpo di un soldato ignoto quale simbolo di tutti i caduti della guerra.

 

Per primi sono i francesi e gli inglesi a erigere l’11 novembre 1920, il giorno del secondo anniversario della vittoria, il Monumento in onore del soldato ignoto rispettivamente a Parigi, sotto l’Arco di Trionfo, e a Londra, nella celebre Abbazia di Westminster.

Esattamente un anno dopo è il turno degli americani che seppelliscono la salma del soldato senza nome nel cimitero militare di Arlington presso Washington, accanto a quelle dei personaggi che hanno fatto la storia del Paese.

 

In Italia, invece, è il Colonello Giulio Douhet a lanciare l’idea con un articolo pubblicato il 24 agosto 1920 sulle pagine del giornale Il Dovere, la testata di riferimento, da egli stesso fondata, dell'associazione Unione nazionale ufficiali: “Tutto sopportò e vinse il Soldato. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio”.

 

La proposta di Giulio Douhet viene accolta dal capitano di artiglieria e politico Cesare Maria De Vecchi, il quale presenta alla Camera un disegno di legge per la costruzione di un monumento per tutti i soldati morti in guerra.

Il decreto sulla "Sepoltura della salma di un soldato ignoto" viene approvato dal parlamento del Regno d'Italia il 4 agosto 1921 e come luogo della tumulazione è scelto il Vittoriano considerato il monumento ideale per onorare il sacrificio compiuto dall’intero Paese durante il conflitto.


La scelta è anche motivata dagli ampi spazi del mausoleo che avrebbero permesso a tutti gli italiani di accedervi con più facilità e dalla volontà delle autorità politiche di assegnare un nuovo ruolo solenne e simbolico al Vittoriano, unendo il ricordo del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia a quello dei caduti della Grande guerra.

 

Una volta approvata la legge il Ministro della Guerra Luigi Gasparotto nomina una commissione composta da sei militari decorati con la medaglia d’oro, selezionati in modo tale che tutte le gerarchie dell’esercito vi fossero rappresentate: il generale Giuseppe Paolini, il colonnello Vincenzo Paladini, il tenente mutilato Augusto Tognasso, il sergente Ivanoe Vaccarini, il caporal maggiore Giuseppe Sartori e il soldato semplice Massimo Moro. A questi sei uomini viene affidato il compito di recarsi nelle varie zone del fronte italiano, dove per tre anni e mezzo si è combattuto, e di recuperare undici salme di soldati non identificati.

 

Il 30 settembre 1921 il Ministero della Guerra dirama una circolare che contiene nei minimi dettagli tutte le rigide disposizioni relative all’organizzazione generale della cerimonia: dalla scelta della salma da parte di una Madre quale simbolo di tutte le donne italiane in lutto, al trasporto della salma del Milite ignoto da Aquileia a Roma, fino ad arrivare al corteo diviso per blocchi che avrebbe scortato la bara all’Altare della Patria il 4 novembre 1921.

 

Una volta ricevute le necessarie disposizioni dalle autorità, i membri della commissione si riuniscono il 2 ottobre 1921 a Udine, nella sede dell’Ufficio per le Onoranze ai Caduti, dove organizzano nei minimi particolari le modalità di intervento.

Il giorno seguente partono le ricerche per il recupero della prima salma seguendo le chiare disposizioni governative che chiedono che le esumazioni avvengano nei “tratti più avanzati dei principali campi di battaglia”.

 

La commissione si muove inizialmente nelle zone vicine Rovereto nei punti in cui l’esercito italiano si è spinto più in profondità durante la guerra; visto, però, che le ispezioni sui monti Zugna Torta, Forno e Coni Zugna non portano a nessun risultato, si decide di esumare i resti di un soldato sepolto nel cimitero militare di Lizzana. Le ricerche per la seconda salma vengono effettuate sul Pasubio e sulle cime del Monte Palon, e del Dente italiano, ma anche in questo caso si ricorre al cimitero militare di Schio

Nelle ispezioni successive per il recupero delle altre salme sono setacciati l’Altipiano di Asiago, il Monte Ortigara, il Grappa, il Montello, il basso Piave nei pressi di Cortellazzo e Caposile, le località Tofane e Falzarego vicino Cortina D'Ampezzo, il Monte Rombon, il Monte San Michele e infine Castagnevizza del Carso.

 

La raccolta dei corpi, come si è detto, avviene sia nei cimiteri militari realizzati durante o subito dopo la guerra, sia scavando nei luoghi di battaglia in corrispondenza di croci e simboli che indicano una probabile sepoltura. La commissione si impegna a selezionare quei resti che non mostrano alcun segno di riconoscimento e, infatti, vengono scartati i casi in cui un elmetto o delle mostrine fanno immaginare lo specifico reggimento con il quale il caduto ha servito la Patria.

 

Le salme scelte sono deposte all’interno di una bara di legno e radunate poco alla volta: le prime sei vengono trasportate a Udine il 13 ottobre 1921 ed esposte al castello. Il 21 ottobre quando sono aggiunte la settima e l’ottava vengono spostate nella Chiesa di S. Ignazio a Gorizia e, infine, il 27 ottobre le undici bare raggiungono la basilica di Aquileia.

A questo punto può avere luogo la cerimonia nella quale saranno scelte le spoglie del soldato che rappresenterà tutti i caduti italiani della Grande guerra.

 

 

Fonti:


Emilio Gentile, Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo : storia illustrata della grande guerra, Roma: GLF editori Laterza, 2016.
Bruno Tobia, L’Altare della Patria, Bologna, il Mulino, 1998.
Marco Pizzo, Emanuele Martinez, 4 novembre 1921-4 novembre 2011. Il Milite Ignoto da Aquileia a Roma, Roma, Gangemi Editore 2011.


Sul web:


Lorenzo Cadeddu, La leggenda del Milite ignoto, dal sito Associazione Nazionale Polizia di Stato (ANPS) - Sezione di Arezzo
URL: https://www.anpsarezzo.it/onori-al-milite-ignoto
Consultato il 15 novembre 2020.

 

A questo approfondimento sulla storia del Milite Ignoto in Italia faranno seguito altri quattro articoli sul tema che verranno pubblicati nella bacheca di 14-18.it nel corso del 2021, anno in cui ricorreranno i 100 anni dagli eventi descritti.

 

Segue "La cerimonia del Milite ignoto: la scelta della salma e il viaggio da Aquileia a Roma"