ARTICOLO - La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: protezione dei monumenti durante il conflitto

Articolo - Roma

Il 24 maggio 1915, il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia, le prime incursioni aeree che colpiscono Venezia e Ancona fanno intuire alle autorità italiane che le zone maggiormente esposte ai bombardamenti saranno con ogni probabilità quelle costiere che si affacciano sul mare Adriatico.

 

Nella città lagunare giunge il 27 maggio Ugo Ojetti , scrittore, giornalista ed esperto d’arte che si occuperà per tutto il conflitto di coordinare le sovrintendenze e l’esercito nelle operazioni di salvaguardia delle opere d’arte. Quello stesso giorno Ojetti presenzia al complesso intervento con il quale vengono calati i cavalli bronzei di San Marco che sono provvisoriamente murati in un deposito della piazza per poi essere trasferiti a Roma; nei giorni successivi sono effettuate altre azioni su molti dipinti del Palazzo Ducale che vengono imballati e sistemati in edifici della città considerati più sicuri. 

 

Il 31 maggio il Direttore Generale delle Antichità e delle Belle Arti Corrado Ricci invia una circolare urgente ai Sovrintendenti dei Monumenti, dei Musei e delle Gallerie nella quale sono indicati i provvedimenti da adottare per tutelare i beni culturali: coprire con cassettoni in legno e sacchi di sabbia facciate o decorazioni ricche di ornamenti, consolidare le strutture esterne degli edifici, stabilire un servizio di vigilanza per controllare lo scoppio di possibili incendi, nascondere le opere d’arte mobili in luoghi sicuri e trasferire in altre zone quelle considerate di primaria rilevanza per storia e valore.

 

Nel medesimo giorno Ricci inoltra una richiesta a Gino Fogolari, Direttore e Soprintendente delle Regie Gallerie di Venezia, chiedendogli di “fare eseguire le fotografie dei principali lavori fatti” in vista della loro futura pubblicazione nel “Bollettino d’Arte”. Seguendo le direttive provenienti dal Ministero di Roma si procede nei primi mesi di guerra a eseguire gli interventi di messa in sicurezza dei monumenti cittadini di Venezia, Parma, Padova, Bologna e Ravenna dove il Reparto cinematografico dell’Esercito si assicura di immortalare con le fotografie i lavori effettuati, così come richiesto da Corrado Ricci.

 

Iniziative analoghe sono prese a Verona con il mausoleo Brenzoni, con le tombe degli Scaligeri , con il Duomo e la Chiesa di San Zeno, ad Ancona, a Brescia con la loggia e il Duomo, a Vicenza con le chiese di Santa Corona, Santa Maria Maddalena e San Lorenzo e a Bergamo con gli affreschi del Tiepolo nella Cappella Colleoni e con il Portale della basilica di Santa Maria Maggiore.

 

Nelle prime fasi della guerra l’avanzata dell’esercito italiano pone anche il problema di censire le opere d’arte presenti ad Aquileia, Gorizia, e negli altri territori occupati. A svolgere questo compito è Ugo Ojetti, nel frattempo trasferitosi presso il Comando militare di Udine che, con il supporto dell’esercito, prosegue le operazioni di sgombero dei beni artistici nelle zone di confine e compila un censimento del materiale entrato in possesso dello Stato italiano.

 

Nei primi mesi di guerra la città italiana maggiormente colpita dai bombardamenti è Venezia, dove le innumerevoli incursioni aeree provocano diversi danni: il 24 ottobre 1915 le bombe danneggiano l’affresco del Tiepolo sul soffitto della Chiesa degli Scalzi e nel corso del 1916 la Chiesa di Santa Maria Formosa.

 

Il pericolo costante rappresentato dagli attacchi aerei incrementa l’opera di sgombero; tra le iniziative prese si segnala il complesso trasferimento del dipinto “Assunta” di Tiziano trasportato prima a Cremona e poi depositato nel Palazzo Reale di Pisa.

 

Il trasporto di opere d’arte dalle città più vicine al fronte verso luoghi più sicuri richiede una scrupolosa organizzazione. Fino alla fine del 1916 il maggior numero delle opere viene trasferito a Firenze nelle cripte dei Medici di San Lorenzo, nel convento di San Salvi, a Palazzo Pitti e a Palazzo Riccardi e dal 1917 a Roma a Castel Sant’Angelo e nel cortile di Palazzo Venezia dove sono sistemati anche i cavalli bronzei di San Marco.

 

Nei giorni dell’arretramento del fronte italiano tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1917, in seguito alla rotta di Caporetto, il “Ministero della pubblica istruzione: Direzione generale antichità e belle arti” sollecita Gino Fogolari a organizzare lo sgombero degli oggetti d’arte delle province di Belluno, Treviso e Venezia. Lo scambio di telegrammi e missive mostra l’attività frenetica svolta in quelle settimane e poi anche nel corso del 1918 dalle autorità civili che tentano di sottrarre le opere di valore storico e artistico dal pericolo di un’ulteriore avanzata del nemico sul suolo patrio.

 

Alle operazioni di salvataggio partecipano molti sovrintendenti italiani inviati sul luogo e forze militari coordinate da Ojetti che si è trasferito nel frattempo da Udine a Padova, insieme al Segretariato Generale per gli Affari Civili del Comando supremo dell’Esercito. I pericoli per i monumenti che si trovano nelle zone a ridosso del fronte arrivano soprattutto dai bombardamenti che dalla fine di dicembre del 1917 si intensificano sensibilmente. I due centri che subiscono continui attacchi aerei nell’ultimo anno di guerra sono Padova dove viene danneggiata la facciata del Duomo e Venezia colpita in diversi quartieri con danni arrecati a chiese ed edifici pubblici.

 

All’inizio del novembre 1918 il bilancio delle operazioni per la messa in sicurezza del patrimonio artistico e storico è positivo, anche considerando il fatto che si è provveduto alla catalogazione dei beni nazionali che fino a quel momento era andata piuttosto a rilento. Una volta terminati i combattimenti alle autorità competenti spetterà il compito di quantificare i danni provocati dai nemici ai monumenti e ai capolavori artistici.
Fine seconda parte seguirà "La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: la stima dei danni e il recupero dei beni sottratti".

 

 

Fine seconda parte seguirà "La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: la stima dei danni e il recupero dei beni sottratti".

Segue da "La salvaguardia delle opere d’arte in Italia nella Prima guerra mondiale: le operazioni precedenti l’ingresso in guerra"

 

Fonti:


Marta Nezzo, Critica d'arte in guerra. Ojetti 1914-1920, Terra Ferma Edizioni, Vicenza, 2003. 


A. M. Spiazzi, C. Rigoni, M. Pregnolato, La memoria della Prima guerra mondiale. Il patrimonio storico-artistico tra tutela e valorizzazione, Terra Ferma Edizioni, Crocetta del Monteli, 2008.


Corrado Ricci, La difesa del patrimonio artistico italiano contro i pericoli di guerra (1915-1918): protezione degli oggetti d’arte, a cura del Ministero dell'Istruzione ; direzione generale delle Antichità e Belle Arti, Calzone Editore, Roma, 1919.