ARTICOLO - Prestiti di guerra e produzione industriale nel primo conflitto mondiale

13/06/2018 - Articolo - Roma

Uno degli aspetti più originali e, allo stesso tempo, più rilevanti del Primo conflitto mondiale fu il diffuso utilizzo dei Prestiti di guerra. Tutte le nazioni che presero parte alla guerra, infatti, si videro costrette ad utilizzarli per far fronte all’ingente impegno finanziario imposto dalle operazioni militari.

Anche l’Italia ancora neutrale, a partire dall’agosto 1914, si pose subito il problema di come sovvenzionare le spese relative al rafforzamento dell’Esercito e della Marina. A tale proposito bisogna tener conto che il Paese era dipendente dall’estero per le importazioni di materie prime ed energetiche, di cui era sostanzialmente sprovvisto, e l’industria nazionale non si poteva considerare ancora fortemente sviluppata, sia di fronte allo sforzo che avrebbe richiesto il conflitto e sia se paragonata alle capacità produttive degli altri stati belligeranti.

 

Le necessità impellenti della guerra sollecitarono un incremento produttivo considerevole e attorno all’industria bellica si concentrarono tutti i capitali e le energie del Paese. Per sostenere queste enormi spese, venne emesso dalla Banca d’Italia, nel gennaio del 1915, il primo prestito nazionale. Alla fine della guerra i prestiti emessi all’interno della penisola furono in tutto cinque e le emissioni ottennero sottoscrizioni sempre più crescenti: dal miliardo di lire del primo prestito si passò agli oltre tre miliardi dell’ultimo.

 

Nati come mezzo specificamente finanziario, i prestiti diventarono con il passare del tempo un efficace strumento di mobilitazione patriottica e sociale. Dall’inizio del 1916, venne inaugurata una sistematica e massiccia azione di propaganda a favore delle sottoscrizioni, di cui si resero protagonisti diversi istituti bancari, enti ed associazioni. Di notevole rilevanza fu l’impegno profuso per questa causa dalla Banca Italiana di Sconto, dal Credito Italiano e dalla Banca Commerciale.

 

Dalla fine del 1917, in seguito alla disfatta di Caporetto che ebbe come immediata conseguenza una svolta accentratrice ai vertici del potere, lo Stato si arrogò direttamente l’azione pubblicitaria legata alle sottoscrizioni, attraverso la creazione di un Consorzio per la propaganda del prestito, al quale venne riconosciuto il monopolio su tale attività. Se ci si sofferma ad analizzare le cifre investite si può constatare che in generale la risposta e la partecipazione degli italiani a questa causa nazionale, nel corso del conflitto, fu più che positiva.

 

Il portale 14-18 rende consultabile materiale ampio e variegato sui prestiti di guerra che consente di approfondire diversi aspetti di questo tema assai complesso. Tra i 39 libri e opuscoli conservati sono presenti anche lo studio di Emilio Greco dal titolo “Come si lancia un prestito di guerra: studio di psicologia applicata”, pubblicato nel 1918, che analizza la propaganda, massiccia ed imponente, legata al prestito e condotta con criteri sempre più scientifici, simili a quelli utilizzati nelle campagne pubblicitarie dei nostri tempi, e la pubblicazione dei due volumi “La pubblicità nei prestiti italiani: Studio critico documentato” – curati da Guido Rubetti e pubblicati a Milano tra il 1918 e il 1919 – che documentano in maniera dettagliata tutta la pubblicità relativa al quinto prestito nazionale, con l’intenzione di dimostrare che la creazione del  Consorzio da parte dello Stato avesse leggermente soffocato il moto spontaneo di generosità degli italiani.

 

Gli strumenti ed i materiali utilizzati dall’apparato propagandistico per convincere e per spronare la popolazione a sottoscrivere prestiti furono diversi; per raggiungere tale scopo le città italiane vennero, infatti, tappezzate di manifesti , e contemporaneamente fu prodotta un’enorme quantità di cartoline di fogli, di volantini e di stampe che si rivolgevano a tutti gli strati della società civile e che facevano leva soprattutto sul tema del patriottismo.  

 

L’intervento dello Stato, oltre al settore finanziario, si estese nel corso del tempo anche sulla produzione industriale. Lo Stato, infatti, divenne il massimo committente dell’industria destinata alla fabbricazione di armi e macchine per la guerra, specialmente nel settore meccanico, chimico e siderurgico, con un enorme incremento di profitti per tutti i gruppi industriali privati che furono coinvolti nella produzione bellica.

 

Un’altra conseguenza diretta dell’accentramento del potere da parte dei governi dei paesi belligeranti, fu che la classe operaia, in maggioranza esentata dalla chiamata alle armi, venne sottoposta a una rigida disciplina militare all’interno delle fabbriche.

Per esplorare ed approfondire il tema della produzione industriale il portale mette a disposizione numerose fotografie in album che ritraggono gli interni e gli esterni delle fabbriche, gli uomini e le donne impiegati nel lavoro e i macchinari utilizzati.

 

Fonti

(Dare alla patria. I prestiti di guerra tra economia e propaganda, di Eleonora Belloni)

(Gli italiani di fronte ai prestiti di guerra, di Fiorenza Tarozzi)

 

 

 

Come si lancia un Prestito di Guerra