ARTICOLO - Prigionieri e campi di prigionia nelle risorse del portale 14-18

16/05/2018 - Articolo - Roma

Tra i tanti aspetti della modernità che caratterizzarono la prima guerra mondiale va senz’altro inclusa la detenzione di massa dei soldati catturati nel corso del conflitto. I prigionieri fatti dai due schieramenti furono, secondo cifre ufficiali, circa otto milioni e mezzo; sistemare, registrare, ricoverare, sorvegliare e nutrire questi milioni di uomini, nonché allestire e organizzare i luoghi destinati ad accoglierli, non fu affatto semplice per i vari paesi.

 

Gli italiani che finirono nei campi austro-tedeschi furono complessivamente 600 mila e circa la metà venne catturata nel corso della rotta di Caporetto nell’autunno del 1917. I principali luoghi dove i soldati del Regio Esercito vennero reclusi furono Mauthausen in Austria, Theresienstadt in Boemia, Celle nell’Hannover e Rastatt nel Baden.

 

Su questo specifico tema il portale 14-18 mette a disposizione degli utenti materiale ampio e variegato; è possibile, infatti, consultare: diversi opuscoli, alcuni dei quali consistono in ricordi e resoconti di esperienze di prigionia vissute da italiani proprio in alcuni di questi campi; elenchi dattiloscritti  di militari fatti prigionieri, formulati sia da autorità militari austroungariche che italiane e dalla Croce Rossa; elenchi dettagliati degli studenti della Regia Università di Torino caduti in mano del nemico; documenti manoscritti  conservati in diversi archivi ed istituti, che includono cartoline, lettere, comunicazioni e richieste di varia natura avanzate sia da autorità pubbliche che da privati cittadini, tra cui uno scambio epistolare tra la Duchessa d’Aosta e il Presidente del Consiglio Antonio Salandra riguardo la possibilità di liberare degli ufficiali medici dell’esercito austriaco fatti prigionieri; due numeri, entrambi del 1918, del periodico “Il surrogato: giornale degli ufficiali italiani prigionieri in Theresianstadt (Boemia)”; alcuni fogli e volantini  che, in chiave propagandistica, affrontano il delicato tema relativo al trattamento riservato ai prigionieri di guerra, e di cui si segnala, in particolare, il foglio intitolato “Come vengono trattati i prigionieri Austro-Ungarici in Italia!!!. Come vengono trattati i prigionieri Italiani in Austria!!!”, che rappresenta un esempio lampante del meccanismo della propaganda di quegli anni.

 

Una citazione a parte va fatta per Cellelager, il campo di prigionia della città tedesca di Celle completato con il lavoro forzato dei primi prigionieri russi alla fine del 1914. In questo luogo, a partire dal novembre 1917, vennero internati circa 3000 ufficiali e 500 soldati dell’esercito italiano. I prigionieri si trovarono di fronte ad una città cupa e triste, fatta di baracche allineate in ordine rigoroso e circondate da un recinto di filo spinato. Una preziosa testimonianza artistica su questa grigia realtà, vissuta in prima persona anche dallo scrittore Carlo Emilio Gadda, è rappresentata dal prezioso album di disegni a carboncino dell’incisore e pittore Francesco Nonni, intitolato “Cellelager. Disegni di Francesco Nonni 1917-1918”.
Per approfondire ulteriormente il tema della prigionia sono presenti anche tanti periodici sia italiani che stranieri, ricchi di articoli, fotografie ed immagini sui prigionieri dei diversi eserciti.

 

Anche l’Italia allestì alcuni campi dove durante la guerra venne recluso un numero piuttosto rilevante di soldati stranieri. Su questo specifico aspetto il portale conserva 349 fotografie che ritraggono prigionieri di diversa nazionalità catturati dal Regio Esercito e internati nei campi di Sulmona, Padula e Bagnaria Arsa, e 1198 documenti raccolti e digitalizzati dall’Associazione Terra Adriatica di Sulmona per il progetto “Prigionieri di guerra. Prigionieri dell’oblio”. Si tratta di certificati di morte recanti i nominativi dei prigionieri austroungarici insieme ad una serie di informazioni personali quali provenienza, battaglioni e reggimenti di appartenenza, composizione del nucleo familiare, nazionalità, professione, credo religioso e, in alcuni casi, la presunta causa del decesso.

 

 Prigionieri austriaci